Genova, il lato oscuro entra in libreria: Roberta Perdelli Bottino porta alla Feltrinelli il noir che scava nell’abisso umano

Non mostri lontani, ma crepe dell’animo, ossessioni e leggende che si intrecciano con la realtà. Oggi alla Feltrinelli di via Ceccardi l’autrice presenta “I fili oscuri del male”, una raccolta che attraversa epoche e luoghi diversi, dai vicoli alle Dolomiti, per raccontare come il male sappia sempre trovare una strada

Il punto non è spaventare a tutti i costi. Il punto, semmai, è insinuare un dubbio, aprire una fenditura, costringere chi legge a fermarsi davanti a una domanda scomoda: da dove nasce davvero il male? È su questa linea che si muove “I fili oscuri del male. Racconti dall’abisso”, il nuovo libro di Roberta Perdelli Bottino, protagonista oggi alle 18 della presentazione alla Feltrinelli di via Ceccardi, a Genova.

Più che una raccolta compatta nel senso tradizionale, il volume sembra costruito come una discesa graduale in territori diversi ma legati dallo stesso respiro inquieto. Ci sono il gotico, il noir, l’horror, ma non come etichette da esibire. Sono piuttosto strumenti per mettere a nudo ciò che si agita sotto la superficie delle persone, delle città, delle epoche. Le sei storie del libro si spostano nel tempo e nello spazio, passano dal Cinquecento all’oggi, toccano paesaggi lontani e arrivano fino a Genova, ma non perdono mai il loro centro: la parte oscura dell’essere umano.
Il titolo stesso suggerisce un’idea precisa. I “fili” non sono solo quelli che tengono insieme i racconti, ma anche quelli invisibili che uniscono impulso, colpa, desiderio e rovina. In queste pagine il male non ha bisogno di travestirsi da creatura fantastica per diventare credibile. Può abitare una scelta, un’ossessione, una tentazione coltivata in silenzio. Ed è forse proprio questa la chiave più forte del libro di Roberta Perdelli Bottino: l’orrore non viene usato come puro effetto, ma come modo per osservare più a fondo la realtà.
L’immaginario che attraversa il volume è ampio e volutamente stratificato. Si passa da atmosfere che sfiorano la leggenda a figure che affondano invece nella dimensione più concreta dell’inquietudine contemporanea. Ci sono richiami alla musica, al mito, alla tradizione nera europea, ma anche personaggi immersi in una quotidianità solo apparentemente ordinaria. Il risultato è un libro che non punta tanto sull’esplosione del colpo di scena, quanto su un crescendo di disagio, tensione, fascinazione.
Genova, in questo percorso, non resta sullo sfondo. Anzi, emerge come uno dei luoghi naturali di questa scrittura. I vicoli, le ombre del centro storico, la densità del passato che continua a sedimentarsi tra le pietre diventano un paesaggio ideale per storie in cui il confine tra visibile e invisibile si assottiglia. Non una città-cartolina, dunque, ma una città che si presta al perturbante proprio perché è piena di pieghe, di memoria, di contrasti.
C’è poi un altro elemento che rende il libro meno prevedibile di quanto potrebbe suggerire la semplice definizione di raccolta horror: il fatto che l’autrice non sembra cercare mai il compiacimento del macabro. Le sue pagine, piuttosto, lavorano sull’idea che il male vada guardato in faccia per essere riconosciuto. E che la letteratura possa farlo senza moralismi, ma anche senza addolcimenti. In questo senso “Racconti dall’abisso” suona quasi come una dichiarazione di metodo: l’abisso non è un altrove fantastico, è una zona dell’umano.
Anche il contesto della presentazione rafforza questa impressione. L’incontro in libreria non sarà soltanto l’occasione per parlare del volume, ma anche per inserirlo dentro una tradizione precisa della narrativa d’inquietudine italiana. Con Roberta Perdelli Bottino interverrà infatti lo scrittore Danilo Arona. Un dialogo che si annuncia utile proprio per mettere a fuoco la natura di questo libro, che sembra voler stare in equilibrio tra tensione narrativa e riflessione più profonda.
“I fili oscuri del male” arriva così come un libro che usa il nero per raccontare non soltanto l’eccezionale, ma anche ciò che di oscuro si annida nel quotidiano. Ed è probabilmente qui che trova la sua forza più autentica. Non nel mostro che irrompe, ma nella possibilità che quel mostro abbia qualcosa di familiare. Non nell’abisso come spettacolo, ma nell’abisso come specchio.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.